a cura del dottor Matteo Signorini, responsabile del Brain Lab del Gvdr (in foto)

Il 7 marzo 2022 è uscito in anteprima sulla rivista Nature, la rivìsta scientifica più importante del mondo, uno studio titolato: SARS-CoV-2 is associated with changes in brain structure in UK Biobank scritto da Douaud, G., Lee, S., Alfaro-Almagro, F. e colleghi . [ l’infezione da SARS-CoV-2 è associata a cambiamenti nella struttura del cervello secondo i dati rilevati presso la biobanca britannica (ndr)].

Nonostante le prove evidenti di anomalie cerebrali in COVID-19 non è ancora ben noto tuttavia se l’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 possa essere rilevato nei casi più lievi e se questo possa rivelare possibili meccanismi che contribuiscono allo sviluppo di una patologia cerebrale.

In questo studio sono stati osservati i cambiamenti cerebrali in 785 partecipanti presso la biobanca britannica (di età compresa tra 51 e 81 anni) i cui cervelli sono stati scansionati due volte, inclusi 401 casi che sono risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2 tra le due scansioni, con 141 giorni in media che separano la diagnosi e la seconda scansione e 384 persone sane che hanno funto da termine di paragone.

La disponibilità e la presenza di dati di imaging cerebrale pre-infezione riduce la probabilità che i fattori di rischio preesistenti vengano erroneamente interpretati come effetti della malattia, fatto importantissimo nello studio delle conseguenze della malattia. Avere infatti l’immagine del cervello sano prima della malattia può permettere di evincere esattamente i danni dovuti alla malattia stessa e limitare altri fattori. Sono stati identificati effetti longitudinali significativi confrontando i due gruppi, tra cui: (1) una maggiore riduzione dello spessore della materia grigia e del contrasto tissutale nella corteccia orbitofrontale e nel giro paraippocampale. (2) maggiori cambiamenti nei marcatori di danno tissutale nelle regioni funzionalmente collegate alla corteccia olfattiva primaria e (3) una maggiore riduzione delle dimensioni globali del cervello.

I partecipanti infatti hanno anche mostrato in media un declino cognitivo maggiore tra i due punti temporali di osservazione. È importante sottolineare che questi effetti longitudinali di imaging e cognitivi sono stati osservati anche dopo aver escluso i 15 casi che erano stati ricoverati in ospedale (quindi con complicazioni maggiori dovute alla malattia).

Questi risultati di imaging cerebrale possono essere considerati i segni distintivi in vivo di una diffusione degenerativa della malattia attraverso vie olfattive, di eventi neuroinfiammatori o della perdita di input sensoriali a causa dell’anosmia.
Resta da indagare se questo impatto deleterio possa essere parzialmente invertito o se questi effetti persisteranno a lungo termine.

Fonte: Douaud, G., Lee, S., Alfaro-Almagro, F. et al. SARS-CoV-2 is associated with changes in brain structure in UK Biobank. Nature (2022). https://doi.org/10.1038/s41586-022-04569-5

 

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