Il sostegno psicologico di gruppo nella malattia di Parkinson
Nuovo progetto proposto dal Gruppo Veneto

convegnoLa malattia di Parkinson è un’esperienza che investe tutte le dimensioni dell’esistenza: psicologica, fisica, umana, spirituale. Irrompe bruscamente nella vita modificando l’assetto cognitivo-emotivo delle persone che possono sperimentare sentimenti d’impotenza sul controllo degli eventi che si susseguono dal momento della diagnosi e d’incertezza dettata dall’incognita del domani e dalla paura di soffrire. Pazienti e familiari possono esperiscono sentimenti di angoscia e di rifiuto alternati ad “anestesia emotiva” altrettanto dolorosa.

Si avverte una maggiore preoccupazione per ciò che riguarda la relazione (rapporto con i famigliari, figli, partner, amici) che attiva da un lato il bisogno di essere ascoltati, compresi, rassicurati, dall’altro quella di proteggere i propri cari dal dolore di cui si è invasi. Sostenere psicologicamente chi vive quest’esperienza significa “prendersi cura” della persona (paziente e familiare detto anche “caregiver”) in un momento in cui la malattia sta modificato in modo sostanziale la percezione della propria identità individuale e sociale. Ed è proprio dall’interazione con gli altri che si può intraprendere un percorso di ristrutturazione cognitivo-emotiva finalizzata ad un miglioramento della qualità di vita. Il gruppo in questo senso ha un forte potere curativo della relazione con gli altri, attraverso il superamento dello stato di solitudine, della “ghettizzazione” l’individuo si sente supportato da una forza compatta che attraverso il confronto lo arricchisce e lo aiuta a superare le problematiche della malattia. In questo senso il lavoro di sostegno psicologico che si vuole offrire ai pazienti e familiari della malattia di Parkinson ruota attorno ai gruppi, strutturati secondo un percorso con modalità e procedure focalizzate alla rieducazione cognitiva del paziente (stimolazione delle attività mentali quali orientamento, attenzione, memoria, linguaggio, etc.), alla psico-educazione (centrale il concetto di coping come acquisizione di strategie utili al controllo diretto e modifica del problema e/o dell’emozione) e all’espressione artistica (potenziamento dell’autostima e autoefficacia del paziente in uno spazio intermedio tra realtà soggettiva di ciascuno e realtà oggettiva che ci circonda) del paziente e caregiver. Seguendo questo di approccio sono stati organizzati gruppi aperti composti da un massimo di 10 partecipanti uomini e donne affetti dalla malattia di Parkinson e dai loro familiari ed è strutturata in sessioni settimanali di 1 ora ciascuno per un totale di 10 sedute. Finalità imprescindibile di tale attività sarà permettere ai soggetti di uscire dall’isolamento fisico/mentale che la malattia e la terapia implica, definendo il ruolo dei soggetti aderenti ai gruppi nei loro contesti familiari, esplorando le abilità cognitive ancora possedute e arricchendo le ridotte attività motorie con attività intellettive e creative. L’obiettivo finale è di rinnovare l’immagine del soggetto attraverso una ristrutturazione della personalità nelle sue componenti individuale e sociale troppo spesso frammentate dalla presenza della malattia.

 

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